Le nostre impronte per essere visibili

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Cooperativa Cecilia Onlus

Il 20 novembre, in occasione della Giornata Mondiale per i Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, la Cooperativa Cecilia Onlus organizza, nelle 8 ludoteche-spazi delle affettività e nelle aree verdi delle carceri romane e del Lazio, iniziative di animazione e di sensibilizzazione al problema della genitorialità in carcere.

La Cooperativa Cecilia da oltre 10 anni interviene a sostegno della genitorialità in carcere e a tutela dei diritti dei bambini e delle bambine con genitori detenuti.

Il 20 novembre, in occasione della Giornata Mondiale per i Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, che questo anno compie il suo 23° anniversario da quando fu approvata dalle Nazioni Unite la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia, i bambini e le bambine saranno coinvolti a dipingere delle superfici di carta utilizzando oltre i pennelli e le spatole anche le loro dita e i palmi delle mani affinché lascino un segno quale messaggio tangibile della loro richiesta di aiuto alle istituzioni.

Un’iniziativa quindi che vuole essere anche un momento di riflessione su quelli che sono i diritti di queste persone e sui problemi che sono costretti a vivere quotidianamente affinché le istituzioni nazionali e locali vi pongano la giusta attenzione per promuovere un cambiamento radicale anche a livello normativo affinché tali diritti siano effettivi ed esigibili nel quotidiano

Come vivono i bambini e le bambine non istituzionalizzati, “invisibili”, figli di detenuti? Quali sono le condizioni di quelli stranieri che non possono avere l’opportunità nemmeno di recarsi in carcere a far visita al proprio genitore detenuto di cui non conoscono nemmeno il volto e il luogo di detenzione? Per un bambino o una bambina far visita al genitore detenuto significa – attese interminabili, umilianti, imbarazzanti; significa traumatizzanti perquisizioni, paure, incontri in ambienti disumani e sotto continuo controllo.

I dati forniti dal DAP aggiornati al 30 giugno 2013 di un totale di figli dichiarati all’ingresso in carcere di 25.119 di cui: 7.826 chi ha un solo figlio, 8.621 chi ne ha due, 5.243 chi ne ha tre, 2.066 chi ne ha quattro, 752 chi ne a cinque, 307 chi ne ha sei, 304 chi ha oltre i sei figli. Questi numeri ci parlano di un fenomeno importante che riguarda decine di migliaia di persone, adulti e minori, che quotidianamente si trovano dentro e fuori del carcere ad affrontare problemi insormontabili di carattere sociale, giuridico, culturale, economico.

Poche organizzazioni come la nostra si battono da anni in Italia perché le istituzioni e gli enti locali intervengano concretamente.

Il figlio di genitori detenuti vive una situazione “deviata” costretto alla totale assenza di un genitore perché recluso e la parziale presenza dell’altro perché chiamato a svolgere, con un ruolo di supplenza, anche i compiti del coniuge detenuto. Una situazione che discostandosi dalla normalità ha ricadute negative su tutti i protagonisti sia sui figli che sui genitori ma anche, e non da ultimo su tutti gli altri familiari. Per il bambino in particolare ciò rappresenta un blocco nello sviluppo perché egli, non essendo autonomo, ha bisogno del supporto e dell’aiuto dell’adulto soprattutto nella gestione pratica delle cose del quotidiano.

L’arresto di un genitore e la conseguente detenzione rappresentano una frattura nel contesto familiare un elemento di disadattamento per i bambini che il più delle volte manifestano la loro reazione con il rifiuto di incontrare il genitore assente e con il quale da subito s’instaura un rapporto altamente conflittuale perché accusato di abbandono. La separazione forzata tra genitore e figlio influisce in modo determinante nel tempo e nella biografia di ognuno.

Oggi dobbiamo chiederci quanto, pur se la Convenzione Internazionale sui Diritti del Fanciullo stabilisce che l’interesse dello stesso debba essere preminente su ogni decisione sia essa istituzionale che privata, la nostra legislazione, i regolamenti penitenziari rispettano questi diritti. Perché c’è un’evidente contraddizione tra il rispetto dei diritti del fanciullo e la sua separazione forzata da un genitore perché detenuto, c’è un’evidente contraddizione quando si costringe il bambino ad entrare in carcere per far visita al genitore detenuto e sottostare a tutte le regole, volte esclusivamente alla sicurezza, che il DPR 230/2000 all’art. 37 stabilisce.

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Articolo scritto da: Cooperativa Cecilia

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